Di solito non c'è niente

Copertina

DI SOLITO NON C’È NIENTE

Fotografie e testi Giovanni Godina
Editing Andrea de Franciscis e Giulia Ciasca
Progetto Grafico Giulia Ciasca
Formato 20 cm x 20 cm

Finito di stampare a Napoli, aprile 2026

Di solito non c’è niente è un progetto aperto, un disordine attivo e continuo che non prevede una chiusura precisa, se non la fine delle intenzioni di ricerca dell’autore. L’opera nasce dall’esigenza di elaborare la scomparsa del padre, Roberto, avvenuta nel marzo 2022. La ricerca fotografica diventa un “metodo-non metodo” per ricordare, ripartire e ristabilire una connessione metafisica con una figura la cui storia personale era un intreccio di geografie distanti e difficili da decifrare.
Il teatro di questa indagine è l’Altopiano del Carso, un territorio che si estende tra l’Italia nord-orientale, la Slovenia e la Croazia. In questo scenario, il paesaggio diventa un archivio di frammenti, un luogo indeciso dove si muovono atti di resistenza e di veglia.


“Di solito c’è l’infinito e c’è l’eternità.
Di solito non c’è niente, perché se c’è l’infinito non c’è lo spazio,
se c’è l’eternità, non c’è il tempo. Cioè, di solito non c’è niente.
Poi uno inventa lo spazio.” — Ettore Sottsass


L’autore esplora il rapporto tra gli “elementi puri” dello spazio — edifici immobili, muri di mattoni, recinzioni metalliche — e le definizioni naturali del territorio come sentieri sterrati, vegetazione spontanea e arbusti. Attraverso la fotografia, Godina cerca di decodificare un legame antico con il padre, ripercorrendo idealmente quelle strade che l’uomo batteva con dedizione per aiutare gli altri.