Gianturco

Fotografie Carmine Covino e Gaetano Ippolito
Illustrazione in copertina Davide Arpaia
Testi, editing, progetto grafico THE DOCKS aps
Stampa Creative Studio Moreno
Interno on Fedrigoni Materica gesso 120gr.
Copertina on Sirio Black 295gr.
Formato 14,5 cm x 21 cm

Finito di stampare a Napoli, Marzo 2022

La parte est di Napoli, meglio conosciuta come Gianturco, fino a qualche decennio fa era chiamata da tutti i napoletani zona industriale, perché è stata per secoli il terreno designato dal re per innalzare le fabbriche per la lavorazione del cuoio, lontano dal cuore della città. Dove oggi ci sono i megastore cinesi e le baracche dei Rom, anticamente sorgevano le paludi che costeggiavano il mitico fiume Sabeto ed erano presenti ben ventotto mulini alimentati dal corso d’acqua che poi defluiva a mare. Con la legge dell’8 luglio 1904 per l’incremento industriale, voluta fortemente dal giurista Emanuele Gianturco, l’area venne smantellata e ricostruita interamente per favorire uno sviluppo che avrebbe dovuto arginare il problema della disoccupazione. Oggi, con la dismissione della maggior parte degli impianti, lo spazio si presenta con le caratteristiche tipiche di un non-luogo, una macchia di territorio popolata da cani randagi e senzatetto che, come fantasmi, si aggirano tra gli scheletri urbani di raffinerie, mattatoi e tabacchifici.